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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Riflessioni dopo Nimes
MessaggioInviato: lunedì 23 gennaio 2017, 9:14 
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Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 14:12
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Località: Mantova
Nell'anno del record negativo di partecipanti italiani si vede una luce. Mandia che batte una coreana allo shoot off ma anche Festi e Roner. E qui mi è sorto un pensiero rivolto a quanti si abbacchiano perchè affrontano un periodo no. Provate a guardare da quanti anni tirano sia Manuel Festi che Elisa Roner malgrado siano così giovani e immaginate quanti "momenti no" devono aver affrontato.
Hanno tenuto duro, ci hanno creduto, si sono allenati, si sono fidati del lavoro che veniva loro proposto e sono andati avanti.
Ma non significa che la cosa sia stata sempre indolore o tutta rose e fiori.
Dopo i due record consecutivi di Ellison immagino ci sarà la corsa all'emulazione del suo tiro (peraltro già iniziata anche se in giro si vedono cose veramente penose). Forse sarebbe più utile pensare che, come sostiene anche KSL, Ellison avrebbe vinto comunque, anche tirando diversamente. Sono convinto che ad oggi non esista UN modo di tirare che consenta di fare più punti di altri. Esistono modi di tirare che consentono una maggiore fluidità di movimento, minori rischi di infortuni, una migliore resa esecutiva (certi slow motion sono decisamente illuminanti in questo senso) ma il resto è frutto dell'arciere, del suo lavoro, della sua costanza e della sua forza psicologica. L'istruttore non conta? Secondo me sì se è davvero bravo. Non so chi segua la Lorig ma quando le ha modificato l'azione fermando la pretrazione un pollice prima ha avuto un colpo di genio e si è visto il miglioramento.
Sono anche convinto che noi "peones" si abbia il compito di partire da una base che abbiamo sviscerato al meglio delle nostre possibilità, di insegnarla e poi se siamo abbastanza bravi adeguarla alle peculiarità dell'arciere.
Ma poi bisogna SEMPRE ricordarsi che è l'arciere che tira le frecce....

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Quando non potrà più sognare aiuterà altri arcieri a farlo. Insegnerà loro il sogno del tiro perfetto, tiro dopo tiro, sogno dopo sogno, sapendo bene che non arriverà, ma vivendo nel tempo ed oltre grazie al suo desiderio di provare, sperimentare, soffrire, gioire.... (da: il Paradosso dell'Arciere)


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 Oggetto del messaggio: Re: Riflessioni dopo Nimes
MessaggioInviato: giovedì 26 gennaio 2017, 15:57 
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Iscritto il: martedì 29 settembre 2015, 10:42
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R&B ha scritto:
Forse sarebbe più utile pensare che, come sostiene anche KSL, Ellison avrebbe vinto comunque, anche tirando diversamente.
C'è anche chi ritiene che vinca nonostante il metodo che utilizza. :twisted:
:P

R&B ha scritto:
L'istruttore non conta?
Domanda semplice che richiede una risposta (più risposte?) complessa. Appena ho un po' di tempo vedo di articolarne una comprensibile. :: |

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No! Provare no! Fare, o non fare! Non c'è provare! (Yoda)


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 Oggetto del messaggio: Re: Riflessioni dopo Nimes
MessaggioInviato: giovedì 26 gennaio 2017, 21:39 
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Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 14:12
Messaggi: 1326
Località: Mantova
In effetti c'era un po' di provocazione nata dal fatto che alcuni miei allievi tendono a sopravvalutare l'operato dell'istruttore. Il mio maestro, che è uno che ne sa veramente, ha sempre sostenuto che non c'è buon istruttore senza un buon arciere e io condivido. Precisato questo, mi interessa veramente molto il tuo pensiero.

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 Oggetto del messaggio: Re: Riflessioni dopo Nimes
MessaggioInviato: mercoledì 1 febbraio 2017, 13:10 
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Iscritto il: lunedì 4 gennaio 2010, 20:57
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Secondo me l'istruttore conta tantissimo, e ne ho le prove.
Tutti i miei arcieri (tranne uno che vince nonostante l'istruttore) che per motivi diversi hanno seguito strade che li hanno allontanati da me, non sono più riusciti nemmeno ad eguagliare i punteggi fatti sotto la mia guida.
Però, come dico da sempre, ogni istruttore dev'essere così umile da capire quando il suo insegnamento è arrivato al limite della sua... incompetenza.

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Non può piovere per sempre... (Il Corvo)


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 Oggetto del messaggio: Re: Riflessioni dopo Nimes
MessaggioInviato: giovedì 23 febbraio 2017, 15:50 
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Iscritto il: martedì 29 settembre 2015, 10:42
Messaggi: 34
R&B ha scritto:
Il mio maestro, che è uno che ne sa veramente, ha sempre sostenuto che non c'è buon istruttore senza un buon arciere e io condivido.
Anche un mio insegnante (in altro ambito, arti marziali), di cui ho sempre avuto un'altissima stima, riteneva che il bravo maestro lo fanno i bravi allievi.

A ciò aggiungerei che un bravo maestro debba avere la capacità di scovare, di tirar fuori il bravo allievo (sempre che ci sia, chiaro). Più di una volta mi è capitato di constatare che un allievo mediocre fosse in realtà un buon allievo mortificato da un istruttore mediocre.

Poi, perchè un atleta possa ottenere, mantenere e migliorare determinati livelli, ritengo che un allenatore competente e sensibile sia indispensabile.
Tu puoi osservarti, controllarti da fuori, ripassare mentalmente tutto, i piedi le ginocchia le anche e via via fino alla punta del naso e all'ultima articolazione del mignolo sinistro, guardarti allo specchio, puoi provare a "sentirti" ma non potrai essere mai veramente esterno, terzo.

La tecnica si personalizza, chiaro, ma con una selezione non guidata e non mirata ci vuole poco a ritrovarsi mulo da tiro piuttosto che purosangue da trotto.

brix ha scritto:
Però, come dico da sempre, ogni istruttore dev'essere così umile da capire quando il suo insegnamento è arrivato al limite della sua... incompetenza.
Concordo in pieno: l'onestà con sé stessi è fondamentale quando ci si propone come insegnanti.

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 Oggetto del messaggio: Re: Riflessioni dopo Nimes
MessaggioInviato: giovedì 23 febbraio 2017, 16:04 
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Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 14:12
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Località: Mantova
Questa la facciamo leggere al prossimo neofita che vuol fare da sé. Se ne compariranno ancora....
Una persona che stimo mi ha detto che forse è stato detto tutto, io invece accuso più ignoranza ogni giorno che passa o forse scopro ogni giorno cose nuove, particolari nuovi, magari minuscoli ma importanti. Bah, evidentemente sono irrimediabilmente da rottamare.

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